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Rassegna / 21.06.2008

IL PARTITO DEMOCRATICO - OGGI E DOMANI L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

La leadership di Walter «non è in discussione, non c’è motivo di andare ad un congresso anticipato»
E all’orizzonte «non ci sono rischi di scissioni». Sullo stato di salute del partito intervengono i pugliesi Bellanova, Boccia, Grassi e Procacci. L’ex ministro De Castro: «Le associazioni rispondono all’esigenza di un confronto»
La leadership di Walter Veltroni non è in discussione, e non c'è motivo di andare ad un congresso anticipato.
Detto ciò, il partito ha bisogno di più grinta, va costruito e radicato sul territorio.
I parlamentari del Pd pugliese, appartenenti alle varie «anime», all’unisono, chiedono un cambio di passo, ribadendo l’esigenza di un dibattito interno, sale della democrazia, ma non vedono all’orizzonte pericoli di rotture traumatiche, nè tantomeno di scissioni.
Il cambio di passo sarà uno dei punti cruciali della relazione di Veltroni all’assemblea costituente di oggi che servirà ad avviare – come dice Massimo D’Alema - una riflessione aperta e non certo a realizzare una conta interna. L’obbiettivo è quello di costruire una grande partito plurale in grado di valorizzare le sue diverse realtà.
L’assemblea dunque servirà a definire regole e contenuti, a mettere a punto la linea d’opposizione alla luce dell’escalation berlusconiana e dello stop al dialogo. «Quello che è successo al Senato sul lodo Schifani è gravissimo», afferma il senatore Giovanni Procacci. «L’opposizione deve essere chiara, senza ombra di equivoci altrimenti l’elettore non la percepisce», gli fa eco il lettiano Francesco Boccia. Ed anche l’ex ministro Paolo De Castro, presidente dell’associazione “Amici di Italiani e u ro p e i ”, la Fondazione dalemiana, non ha dubbi. «Dopo una pesante sconfitta è evidente che il partito deve aprire un dibattito interno. Abbiamo apprezzato le prime dichiarazioni di Veltroni quando, subito dopo il verdetto negativo delle urne, si è detto pronto ad aprire una discussione interna che però non c’è stata. Questi luoghi di incontro sono la risposta non alla volontà correntizia ma solo all’esigenza di confronto. Ecco perchè l’iniziativa dell’associazione che stiamo creando va in questo senso. Deve servire al partito per farlo crescere e per farlo tornare a vincere». Anche per De Castro l’opposizione deve essere netta, precisa, basta con l’approccio buonista. «Si è capito che il lupo perde il pelo ma non il vizio, Berlusconi è tornato quello di prima e la dichiarazione di Casini ci ha fatto piacere quando ha detto: ecco perchè non volevano l’Udc al governo». È inutile in questo momento un congresso anticipato meglio fare prima il tesseramento, spiega De Castro, mentre Francesco Boccia e più possibilista: «Se il segretario lo vuole si può anche fare ma deve essere un congresso vero, con il voto».
Ma quale è lo stato di salute del Pd? «È normale - dice Boccia – che dopo una sconfitta ci sia un forte movimento tellurico e nel Pd è più evidente perché è un grande partito di massa. Ma ora dobbiamo pensare al futuro: servono regole che ancora non ci sono. In Puglia come in altre regioni non c’è ancora lo Statuto, ci sono nodi irrisolti come l’autonomia del partito regionale rispetto a quello centrale».
Boccia trova «fuori luogo la riflessione sulla collocazione politica al parlamento europeo. Per molti anni – racconta - ho vissuto a Londra, sono stato iscritto al partito laburista e sono cattolico. Sarebbe il caso di pensare come deve funzionare il Pd». È questo il punto cruciale. Il Pd così come è non va, «il partito va costruito – dice l’on. Gero Grassi (Quarta Fase, l’associazione degli ex popolari Franceschini, Fioroni) è troppo leggero, tanto leggero che potrebbe essere spazzato con molta facilità». Cosa fare? «In primis il tesseramento, vanno eletti gli organi democraticamente, si deve uscire da questo falso unanimismo dovuto al fatto che non si decide mai nulla. Non è un problema di Veltroni a Roma o di Emiliano a Bari. Non decide nessuno, e un partito virtuale che non regge sul territorio perchè non ha alcun radicamento. L’attivismo di «quelle che voi giornalisti chiamate correnti, è positivo perchè offrono la possibilità di confronto. C’è un popolo che ha voglia di partecipare, e se non ci fossero le cosiddette aree non ci sarebbe nemmeno quel mimino di dibattito ».
Grassi non vede problemi di leadership, anche perchè « non ci sono giganti alle spalle» ma sottolinea un altro tema importante quello delle alleanze: «L’autosufficienza non ha pagato e non pagherà. Più o meno stessi toni per la dalemiana Teresa Bellanova:. «Il Pd va costruito e rafforzato nel territorio, va completato il percorso costituente che ci porterà al congresso». Di scissioni manco a parlare, nè tantomeno di leadership ma è opportuna una maggior dialettica interna. «Veltroni è stato eletto con le primarie, è giusto che diriga il partito e indichi il percorso. Intanto puntiamo su un’ opposizione rigorosa e di merito senza sconti al governo di centrodestra. Va definito meglio il profilo delle nostra opposizione, di fronte a comportamenti irresponsabili di questo governo, il nostro ruolo deve essere preciso e deciso e sopratutto recepibile dai cittadini». Le correnti? «Preferisco - spiega la Bellanova - definirle aree culturali, associazioni, alla quale sto per aderire che possano aiutare il partito ad ampliare il confronto». Facciamo veramente il Pd è il leit motiv del senatore Giovanni Procacci (ex Margherita) . «L’assemblea è stata convocata per ridefinire l’agenda del partito democratico e riassettarlo in attesa del congresso da fare dopo le europee nell’autunno del 2009. Il partito risente ancora della sconfitta e non ha ancora trovato l’orientamento giusto anche perchè la luna di miele del governo Berlusconi con il Paese è in corso e i cittadini non sono pronti a recepire u n’ opposizione seria e puntuale. Quello che è successo in Senato sul lodo Schifani è gravissimo e Veltroni ha fatto bene a stoppare il dialogo, che la stessa maggioranza ha voluto rompere». Quanto alle correnti e ai sospetti antiveltroniani Procacci spiega: «Se il Pd si dovesse ridursi alla conflittualità tra D’Alema e Veltroni la prima conseguenza e che chi non viene dai Ds prima o poi va via. Detto ciò, ritengo che questa conflittualità non esiste affatto e che qualunque luogo di confronto aree, fondazioni, centri di elaborazione di diverse sensibilità culturali siano estremamente positive. Dunque fiducia al segretario e nessuna scissione in vista. Ma solo impegno a costruire un partito forte e plurale».

Franzi de Palma

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