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Comunicati Stampa / 01.12.2009

 

 

Lettera aperta al Presidente Massimo D'Alema

di Gero Grassi - Vicepresidente Commissione Affari Sociali Camera Deputati

 

 

Caro Massimo,

 

Ti ho ascoltato attentamente durante i lavori dell'Assemblea Regionale PD. I tempi stretti del dibattito mi hanno impedito di intervenire.

Condivido totalmente alcune tue considerazioni sulla necessità di allargare la coalizione di Centrosinistra. Non condivido affatto l'alternatività tra l'allargamento e la riconferma del Presidente uscente, seppur citata con riferimento ad altrui posizioni. L'abilità del PD deve essere quella di unire, non dividere il Centrosinistra. Certamente non spetta al PD addossarsi la responsabilità di rinnegare la propria storia. Nel passato i "Laboratori della Politica" , penso a quello di Aldo Moro, hanno prodotto allargamenti, non sostituzioni.

Qui, però, voglio porti un altro problema. Di metodo, ma, consentimi, di sostanza, inerente l'essere partito.

Il dibattito assembleare del PD non ha prodotto una posizione unitaria...quindi nessuno, nemmeno tu, al quale riconosco autorevolezza politica, può concludere i lavori con una posizione diversa da quella emersa. E la posizione emersa era di diversità sostanziale.

Nel Partito Democratico, come nella migliore tradizione dei partiti italiani, dove non vigeva il centralismo democratico, alla fine di un'Assemblea si vota e la decisione poi viene rispettata da tutti, come è giusto che sia.

Io sono un democratico che vuole stare nel PD, accetto di essere minoranza e lavoro per diventare maggioranza attraverso il confronto, il dibattito, la comprensione delle ragioni altrui. Ma nessuno può effettuare una reductio ad unum del pensiero mio e di quanti la pensano come me. Perchè in un partito si può stare in maggioranza o in minoranza anche su specifici problemi. L'unica cosa che non si può fare: è affidare a terzi il proprio pensiero e la propria intelligenza.

Con stima ed amicizia, consapevole che ....insieme si può.

Rassegna / 01.12.2009

Intervista all’on. Gero Grassi – Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera
 
a cura di Maria Teresa De Scisciolo
 
Il Congresso del Partito Democratico ha coinvolto tutti in un dibattito politico aperto, reale.
Le trasmissioni televisive, gli articoli sui giornali, gli incontri pubblici, gli eventi, hanno riportato la politica tra la gente.
Non è poi così vero che c’è disaffezione nei confronti della politica, se i percorsi scelti sono quelli della partecipazione e della democrazia.
La politica per moltissime persone è una passione intensa che interseca la vita quotidiana. E’ un modo di essere cittadino della “polis”. E’ un modo per vivere la propria società con consapevolezza e impegno.
Di questo e moto altro ancora abbiamo discusso con l’on. Gero Grassi nell’intervista che segue.
Quanto intensi sono stati gli ultimi mesi di vita politica, alla luce del Congresso del Partito Democratico?
Tantissimo per chi ci crede e vede al di là del proprio piccolo interesse. Ho girato sedici regioni e svolto una intensa campagna elettorale per il Pd e Dario Franceschini.
Facciamo un passo indietro. Quando si è dimesso Veltroni, davi per scontata la reggenza di Dario Franceschini fino al Congresso?
Assolutamente no, mi sembrava però la logica conseguenza.
Cosa ricordi di quei giorni?
L'imbarazzo di molti che dietro Dario nascondevano le proprie facce e gli chiedevano di fare il Segretario....
Rassegna / 30.11.2009

 
Sabato 28 novembre Bari ha ricordato Benny Petrone con l’intitolazione di una strada.
Sotto il suo nome sulla targa è scritto: “Vittima della violenza fascista”. Ricordo bene quel tragico evento del 1977. Avrei preso parte alla cerimonia fortemente motivato, ma non sono stato informato, invitato. Trascorro gran parte della settimana a Roma come Parlamentare e leggere sul Corriere del Mezzogiorno di domenica 29 novembre, che ero tra quelli che avevano disertato la cerimonia, mi ha ferito.
Lo scorso anno ho pubblicato un libro dal titolo “Il Ministro e la Brigatista” analizzando nel romanzo i tragici eventi degli anni di piombo, accennando alle sofferenze, agli omicidi, alle violenze che in quegli anni si consumavano e all’omicidio di Aldo Moro. Ho dedicato alcune pagine proprio a Benny Petrone. Cosi scrivo: “A Bari l’operaio Benedetto Petrone, 18 anni, militante comunista della città vecchia, è ucciso a coltellate da un estremista di destra uscito dalla sezione dell’MSI, ubicata a qualche centinaio di metri dal luogo del delitto......"