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Comunicati Stampa / 22.04.2013

Giorgio Napolitano è stato riconfermato Presidente della Repubblica italiana. Eletto con 738 voti, ben 196 in più dei 543 voti dell'elezione del 2006. Napolitano è il primo Presidente rieletto nella storia della Repubblica. Il dettato costituzionale lo prevede, anche se nella...

Comunicati Stampa / 22.04.2013





Cronaca e riflessioni di una settimana romana
fatti noti ed ignoti
vissuti dal di dentro e senza veli
scritto lunedì 22 aprile 2013
 
 
 
 
ANTEFATTO STORICO
Nel Partito Democratico, quando si è posta la discussione sull’elezione del Presidente della Repubblica, all’unanimità in Direzione Nazionale si è dato mandato al Segretario Pierluigi Bersani e ai Capigruppo di Camera e Senato, di discutere con tutti i partiti rappresentati in Parlamento e di ricercare intese, attraverso la individuazione di un Presidente largamente condiviso.
Lo ricordo a chi non ha vissuto glia anni settanta, ottanta e novata: 1978 Sandro Pertini, 1985 Francesco Cossiga, 1992 Oscar Luigi Scalfato, 1999 Carlo Azeglio Ciampi sono tutti Presidenti della Repubblica eletti a larghissima maggioranza con scelta del nome condiviso tra maggioranza e minoranza. Addirittura nel 1999 il nome di Ciampi fu deciso da Veltroni, D’Alema, Berlusconi e Fini.
Nel 2006, io c’ero, non avvenne la stessa cosa per Giorgio Napolitano perché il centrodestra, con Berlusconi, non fu disponibile, ma si astenne dichiarando di poter convivere.
Perché tutto questo? Anzitutto perché la Costituzione repubblicana sostiene ‘giustamente’ che il Presidente della Repubblica rappresenta tutti gli italiani, poi perché un popolo non deve dividersi quando si tratta di scegliere il proprio Presidente. Dico questo con serenità sulla base dell’attuale Costituzione, che possiamo cambiare, ma finchè non lo facciamo, va rispettata...
 
Comunicati Stampa / 19.04.2013


di Gero Grassi – Deputato Pd
 
La scelta odierna del Pd di rimettere in discussione l'indicazione del senatore Franco Marini e procedere ad ulteriore votazione per individuare un altro candidato democratico alla Presidenza della Repubblica pone una serie di problemi umani, politici, di metodo.
Anzitutto va preso atto che la coalizione Italia Bene Comune subisce un duro colpo a causa del comportamento di SEL che rifiuta il confronto e la scelta democratica del candidato, venendo meno all'accordo che prevede che le scelte si fanno all'interno della coalizione, votando democraticamente. Non è situazione di poco conto, considerati i precedenti che hanno determinato pochi anni or sono la fine dei Governi Prodi.
Poi va sottolineato che la proposta di Marini, fatta dal segretario Bersani, e' stata la conseguenza di un metodo e di un mandato dato al segretario all'unanimità che prevedeva un Presidente condiviso con la maggior parte delle forze politiche.
Ed ancora il fatto che alcuni dirigenti di partito, alcuni segretari regionali ed alcuni deputati abbiano dichiarato di non votare Marini pone problemi di tenuta di un partito sulle elementari regole di democrazia interna, considerato che i Gruppi Parlamentari si erano espressi a favore di Marini a larghissima maggioranza, votando.
Aver, nel segreto dell'urna, giocato ad impallinare uno dei fondatori del Pd, che ha speso una vita a sostegno dei lavoratori ed ha sempre privilegiato il dialogo ed il confronto politico-istituzionale, lascia il dubbio che evidentemente, per alcuni, il Pd esiste solo quando è a propria immagine e somiglianza. Questa situazione e'  ancor più' grave quando leggiamo che interessa esponenti del partito che parlano a nome di noi tutti. Questo problema prescinde dalla elezione del prossimo Presidente ed apre seri interrogativi sul futuro del Partito Democratico che dovrà interrogarsi...