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Comunicati Stampa / 24.07.2013


Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Gruppo Pd Camera dei Deputati
 
Sul 'Corriere della Sera' di oggi Sergio Rizzo disegna 'il sogno di un'Italia senza Regioni e Province, ma con 36 Dipartimenti' proposto dalla Società geografica italiana.
Io non credo che si possa cancellare con una spugna l'esperienza del regionalismo italiano, ma penso che questa esperienza vada rivista e ridisegnata. Le Regioni non sono state solo sperpero di danaro. Sarebbe ingiusto ridurre solo a questa considerazione una esperienza forte di autonomia.
Confermo la necessità della eliminazione delle province, non l'accorpamento che non avrebbe senso e creerebbe una miriade di ulteriori problemi.
Le Regioni vanno riviste nella loro composizione: per renderle di dimensione europea e per ridisegnarle alla luce dei nuovi obiettivi che il paese si sta dando, ma anche alla luce di una non prorogabile spending review applicata e non solo proclamata...
Comunicati Stampa / 23.07.2013


Nota dell’on. Gero Grassi: Vicepresidente Gruppo Pd Camera dei Deputati
 
In merito alla proposta di far slittare il Congresso nazionale del PD penso che la proposta choc, come dice 'La Gazzetta del Mezzogiorno', ha lo scopo di porre alcuni problemi sui quali non i Parlamentari, ma l'intero Partito Democratico deve riflettere e dare risposte.
Non sono favorevole allo slittamento del Congresso. Mi chiedo, però, e do una risposta negativa se sia possibile celebrare un Congresso che di fatto sposterebbe il tema principale sul Governo Letta.
Il Governo è tema caro ad alcuni o a tutto il partito? Possiamo eleggere il segretario del Pd dandogli anche e contestualmente la investitura a candidato Presidente del Consiglio mentre un nostro amico è a Palazzo Chigi?
La politica non può essere fatta di regole, le stesse si modificano e adattano alla realtà del momento. Qualche mese fa abbiamo cambiato lo statuto per consentire a Matteo Renzi di partecipare alle primarie con Bersani...
Comunicati Stampa / 19.07.2013


Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Gruppo Pd Camera dei Deputati
 
La proposta di legge ha l’obiettivo di istituire una zona franca nell'area portuale e retroportuale di Taranto, anche alla luce degli eventi drammatici del caso ILVA e delle implicazioni economiche, produttive, sociali, occupazionali da esso derivanti.
Le zone franche costituiscono uno strumento di fondamentale importanza per il rilancio economico di un punto produttivo strategico, anche per l'effetto trainante che esse determinano su vari settori. Le principali caratteristiche delle zone franche, localizzate in tutti i continenti, sono solitamente raggruppate in tre categorie.
Nella prima categoria rientrano quegli istituti volti a favorire i consumi. Si cerca di migliorare le condizioni di vita e di incentivare i flussi turistici. 
Nella seconda categoria rientrano quegli istituti che mirano a incrementare lo sviluppo dei traffici e del commercio internazionale.
Nella terza categoria rientrano quegli istituti che mirano a favorire l'insediamento e la permeante localizzazione delle imprese in determinate zone: è questo un modo di incentivare lo sviluppo economico e commerciale.
Il porto di Taranto, secondo porto nazionale per il volume di traffici movimentati, ha l'urgente necessità dell'istituzione di una zona franca, al fine di non compromettere la sua capacità di reggere la concorrenza della portualità mediterranea e nord-europea nonché di contribuire a garantire la crescita dell'economia regionale e nazionale.
L'istituzione della zona franca nell'area portuale e retroportuale di Taranto si rende necessaria anche per dare impulso e nuova linfa alle attività presenti.
La provincia di Taranto ha subìto un preoccupante processo di deindustrializzazione che sta creando disoccupazione e sta spingendo i giovani a valutare occasioni di impiego fuori dalla Puglia.
I requisiti di flessibilità d'uso che caratterizzano questo istituto giuridico ne fanno un mezzo idoneo per affrontare e per risolvere situazioni di crisi endemiche.
Com'è noto con la locuzione «zona franca» sono indicati alcuni istituti di diritto doganale, caratterizzati dall'applicazione a un determinato ambito territoriale di un particolare regime di esenzione doganale, genericamente configurato come finzione giuridica di estraneità della porzione territoriale costituita in zona franca rispetto al territorio doganale dello Stato.
La possibilità delle merci, di provenienza intercomunitaria, di transitare in una zona franca da diritti doganali o di confine verso aree di mercato extracomunitarie non è misconosciuta a livello europeo. L'esistenza di numerose zone franche nel territorio dell'Unione europea è giustificata dall'interesse obiettivo di tutta la Comunità alla costituzione di tali territori in regime di esenzione fiscale, considerato, tra l'altro, il fatto che il gettito fiscale complessivo dello Stato in cui è istituita una zona franca non diminuisce, avvantaggiandosi quest'ultimo delle entrate derivanti dalle nuove realtà produttive che nel frattempo sono state create.