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Comunicati Stampa / 17.02.2014


Nel nostro Paese si contano alla fine del 2013 circa 408 mila cariche imprenditoriali detenute da giovani, che rappresentano poco più del 5% delle cariche imprenditoriali complessive (quasi 7 milioni e 800 mila). Il 32% delle cariche giovanili è detenuto da donne (132 mila circa). Il numero di giovani imprenditori appare dunque consistente, ma fortemente ridimensionato dagli anni di crisi: nel 2008, infatti, se ne contavano 94 mila in più, ed in un solo anno se ne sono persi 16 mila.
Giù tutte le cariche, crescono solo s.r.l. con unico socio e semplificate. La diminuzione si è registrata in tutte le tipologie di carica, con particolare rilevanza soprattutto nel caso dei soci (-5,4% rispetto al 2012, -22,9% dall’inizio della crisi) e tra gli amministratori di impresa (-3,7% e -21,7%). Le cariche detenute in società di persone ed imprese individuali, in cui si annoverano oltre l’80% delle cariche, sono quelle che hanno registrato le flessioni maggiori, in particolare per le s.n.c. (-9,6% sul 2012 e -34% sul 2008). Crescono invece nell’ultimo anno gli imprenditori che hanno scelto la forma giuridica delle società di capitale (60.355 cariche, +2,1% sul 2012): l’aumento di cariche in s.r.l. con unico socio (+3,4%) e delle s.r.l. semplificate (4.508 cariche, non paragonabile alle appena 365 cariche del 2012) sono riuscite a compensare le flessioni di giovani nelle s.r.l. (-6,6% sul 2012, che continuano comunque a raccogliere quasi tre quarti delle cariche complessive in società di capitale)...
Comunicati Stampa / 13.02.2014


Con oltre due milioni di giovani (nella fascia d'eta 15-29 anni), il 23,9% del totale, che non studiano e non sono impegnati in un'attività lavorativa (i cosiddetti "Neet"), istruzione e lavoro dovranno entrare con forza nell'agenda di rilancio dell'attività di governo. Ma anche altri numeri vanno rapidamente migliorati, a partire da una pressione fiscale record. Nel 2012 ha raggiunto il 44,1%, 3,6 punti percentuali in più rispetto alla media Ue a 27.
Nel 2012 il Pil pro capite in termini reali, valutato ai prezzi di mercato, è di 22.807 euro e rispetto all'anno precedente c'è stato un calo del 2,8 per cento (in termini reali). In diminuzione anche la produttività del lavoro dell'1,2 per cento (2012 su 2011). E negli ultimi 10 anni si è ridotta, pure, la quota di mercato delle esportazioni sul commercio mondiale (si è passati dal 4 per cento del 2003 al 2,7 del 2012), mentre nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie (vale a dire 6 su 10) ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese).  
Una famiglia su quattro è in una situazione di "deprivazione" ovvero ha almeno tre dei 9 indici di disagio economico come per esempio non poter sostenere spese impreviste, arretrati nei pagamenti o un pasto proteico ogni due giorni. L'indice è cresciuto dal 22,3% del 2011.
L'Italia è fanalino di coda in Europa anche per competitività di costo delle imprese: ogni 100 euro di costo del lavoro il valore aggiunto si attestava nel 2010, ultimo anno di confronto con l'Ue, a 126,1%, dato peggiore in europa, contro il 211,7% in Romania. Nel 2011 in Italia la competitività è migliorata (128,5%). L'indicatore sintetico del successo dell'impresa nel sistema competitivo è calcolato come rapporto tra valore aggiunto per addetto e costo del lavoro unitario. Rappresenta una sintesi della misura di efficienza dei processi
produttivi e fornisce, pertanto, indicazioni sulla competitività in termini di costo. In Italia l'indice di competitività ha perso quasi 10 punti dal 2001 al 2010 (da 135,8 a 126,1) mentre in Romania (prima nella graduatoria) si è passati da 163,4 a 211,7. In Europa l'indice medio nel 2010 era a 144,8 in calo di un punto dal 2001. In calo anche la competitività delle imprese francesi a un passo dalle italiane con 128,8 punti nel 2010.