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Comunicati Stampa / 24.09.2014

 

Roma, 23 set. (TMNews) - I presidenti delle Camere, Pietro Grasso e Laura Boldrini, hanno sollecitato i gruppi parlamentari a indicare i componenti mancanti della commissione di inchiesta su Aldo Moro: si tratta di 2 deputati Ncd, 2 del Misto, 1 di Fratelli d'Italia, 12 senatori Pd, 5 di Fi, uno di Scelta Civica, uno del Misto, un senatore Per l'Italia e uno di Gal. E' quanto è emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
D'intesa con Grasso, Boldrini ha invitato i gruppi a designare i componenti entro il 30 settembre altrimenti i presidenti delle Camere procederanno d'ufficio visto che l'intenzione è di convocare la commissione il 2 ottobre alle 14. 
Comunicati Stampa / 24.09.2014

 
(ANSA) - PALERMO, 22 SET - Intervenendo al Teatro Sociale di Canicatti' (Agrigento) alla Settimana della legalita', il vicepresidente del Gruppo Pd della Camera, Gero Grassi, ha ricordato i giudici Antonino Saetta, ucciso con il figlio Stefano il 25 settembre 1988 e Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, entrambi vittime di mafia. 
"Saetta e Livatino - ha detto Grassi - sono morti solo per aver fatto il proprio dovere, per aver interpretato come missione il ruolo di magistrati, non avevano sulle loro scrivanie fascicoli di indagini dormienti e ritenevano che lo Stato non debba accettare e tollerare illegalita'. Il nostro paese ha bisogno di tanti 'ragazzini' come Rosario Livatino, capaci di anteporre le ragioni della comunita' a quelle del crimine". 
Oggi per Livatino e' in atto il processo di beatificazione, a dimostrazione che 'il ragazzino' - ha aggiunto - aveva da insegnare tanto ad adulti piegati al non vedere, non sentire e non parlare". 
Durante l'incontro Grassi ha anche parlato del 'caso Moro', "crocevia dei misteri di Stato. La stagione dei diritti e delle liberta' si rivelera' effimera se non nascera' un nuovo senso del dovere, diceva Moro. Rosario Livatino, Antonino Saetta e Aldo Moro sono esempio di come, facendo il proprio dovere, si possa contribuire alla costruzione di uno Stato nel quale la persona sia considerata inviolabile e la speranza di giustizia non muore mai". (ANSA).

 

Comunicati Stampa / 23.09.2014


Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Gruppo Pd Camera dei Deputati
 
Leggo in Puglia un dibattito, spesso artificioso e strumentale, sulla sanità. Pochi danno atto dei passi avanti fatti in questi ultimi anni in termini di potenziamento dei servizi e delle strutture sanitarie. Pochissimi, anche nella classe politica, si rendono conto che in sanità il consenso non deve essere ricercato per la esaltazione dei localismi e dei privilegi, ma per la qualità dei servizi erogati al cittadino.
Permane viva la sensazione che molti consiglieri regionali, molti operatori sanitari e molti cittadini ritengono indispensabile un eccesso di ospedalizzazione. La qual cosa cozza ed è fortemente incompatibile con una idea di sanità che sia cura della salute. L' ospedale e' il terminale. Non può e non deve essere l'inizio di un percorso sano di attenzione alla salute. Medicina preventiva, medicina territoriale devono essere anteposti all'ospedale. Solo ai fini di garantire ai cittadini un migliore servizio. 
La Puglia ha troppi ospedali, alcuni dei quali servono agli operatori ed affatto ai pazienti. Vanno chiusi anche perché alcuni non garantiscono affatto il diritto alla salute dei cittadini e creano debito. Basti pensare ai reparti chirurgici senza la rianimazione e a cosa succederebbe nei casi in cui la rianimazione fosse indispensabile per salvare la vita umana.
Serve un cambio di mentalità. Basta con gli stereotipi nei quali ospedale vuol dire salute. Non deve essere più così. 
Infine un monito ai cittadini in vista delle elezioni regionali. Non si eleggono i consiglieri regionali per salvare gli ospedali o per difenderli, soprattutto quando non servono. Si elegge il Consiglio regionale che ha il diritto-dovere di preoccuparsi di programmazione sanitaria affinché a tutti sia assicurato il diritto alla salute, come previsto dalla nostra bellissima Costituzione.
 
Comunicati Stampa / 22.09.2014

  

(ANSA) - ROMA, 20 SET - "Ha ragione Maria Fida Moro: la commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro e' bloccata perche' alcuni gruppi, alla Camera e al Senato, non hanno ancora indicato i loro componenti, un atto indispensabile per il suo insediamento. Questo comportamento non e' accettabile, come ho denunciato piu' volte sollecitando i presidenti delle Camere ad intervenire". Lo afferma il vice presidente dei deputati del Pd, Gero Grassi, tra i promotori della Commissione d'inchiesta. "Le parole di Maria Fida Moro sono giustamente molto dure e spero che servano a far riflettere chi oggi sta ostacolando la Commissione. E' evidente che questo ostruzionismo e' molto pericoloso perche' colpisce direttamente la serieta' dell'iniziativa, delegittimando di fronte all'opinione pubblica le istituzioni che l'hanno promossa. Continuo a girare l'Italia. 
Comunicati Stampa / 22.09.2014

 

(ANSA) - ROMA, 20 SET - "Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico, che nel nostro paese i gruppi parlamentari votino quasi alla unanimita' la costituzione di una nuova commissione d'inchiesta sul caso Moro e poi tutto venga ibernato, perche' da alcuni gruppi non sono stati nominati i propri componenti". E' quanto afferma Maria Fida Moro, figlia del presidente della Dc ucciso il 9 maggio 1978. "La verita', che e' lontanissima, non serve ad Aldo Moro (in salvo nell'eternita') e neppure a chi ha assistito alla massima tragedia italiana dal dopoguerra. Serve, al contrario, ai ragazzi e alle ragazze del futuro che non vivranno mai in un paese normale se non verra' - almeno parzialmente - chiarita questa terribile vicenda. Il 'delitto di abbandono' pesa sugli italiani, quelli consapevoli e quelli troppo giovani per ricordare. Ma, senza sincera ricerca della verita', non ci si puo' affrancare da un passato che rende il futuro incerto e spaventoso. Non e' in funzione di Aldo Moro e' in funzione dell'Italia che sembra aver perduto con quell'uomo buono la capacita' di lavorare insieme a favore del bene. E non va neppure dimenticato che tutte le stragi impunite sono in modo diretto ed indiretto collegate al delitto Moro. Chiarirlo, quindi, serve a districare un cinquantennio della trama oscura che, con diversi scenari, ha insanguinato ed immobilizzato l'Italia fermandone lo sviluppo alla primavera del '78. Ma e' pur vero che sulla verita' e la sua luce poggia ogni bellezza e che essa e' presupposto di giustizia e di pace. A noi di scegliere cosa lasciare in eredita' alle generazioni future, se prospettive gioiose o dolore tenebroso ed incombente. Ricordando che le nostre scelte saranno giudicate dalla storia", conclude.