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Comunicati Stampa / 06.01.2015

 
Nei prossimi mesi la fase di contrazione dell’economia italiana finirà grazie a una lieve ripresa della domanda interna. A prevederlo è l’Istat, in una nota mensile secondo la quale l’inizio del 2015 farà registrare un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi quattro anni di ininterrotta recessione. Il dato finalmente positivo, continua l’istituto, andrà però a braccetto con un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione rispetto al 13,2% registrato in ottobre. A dispetto dei primi decreti attuativi del Jobs Act, insomma, “le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili”. Da un lato una parte dei lavoratori “scoraggiati” ha ricominciato a cercare un posto, dall’altro chi è già sul mercato sperimenta difficoltà crescenti nel trovare un’occupazione …
A livello macroeconomico, rileva poi l’istituto, la situazione rimane frammentata. Tra le grandi economie, gli Stati Uniti sono quelli che manifestano i più decisi segnali dicrescita, mentre nell’area euro lo scenario è caratterizzato da lievi segnali di miglioramento. Grazie anche ai bassi livelli del prezzo del petrolio, che limitano i costi di produzione. Non che l’eurozona possa aspettarsi, come risultato, un boom della crescita: l’effetto positivo si limiterà a un +0,1% l’anno prossimo e toccherà lo 0,3% nel 2016, sempre che il barile non torni a rincarare. Per Roma e Berlino, comunque, impatto nullo. A guadagnarci qualcosa saranno solo Franciae Spagna.
 
 
 
Comunicati Stampa / 05.01.2015

 



Quanti bambini nati e iscritti nelle anagrafi italiane nel corso di ogni anno si chiamano nello stesso modo? E quali sono i più diffusi tra gli oltre 60 mila nomi diversi scelti dai genitori? Per saperlo l'Istat mette a disposizione il calcolatore dei nomi per anno di nascita.
È sufficiente inserire un nome e selezionare il sesso per conoscere la serie storica del numero di nati iscritti in anagrafe con quel nome, dal 1999 all'ultimo anno disponibile.
Sono inoltre predisposte le graduatorie dei nomi più diffusi ogni anno. Cliccando su un nome della graduatoria si ottiene direttamente la serie storica dei bambini registrati con quel nome.
I grafici sono interattivi: passandovi con il puntatore del mouse, il tooltip mostra i dati. L'icona accanto al titolo consente di scaricare ciascun grafico in diversi formati.

Per provare clicca sul link

www.istat.it/it/prodotti/contenuti-interattivi/calcolatori/nomi
 
Comunicati Stampa / 02.01.2015

 

ISTAT - Per la prima volta negli ultimi quattro anni diminuiscono gli iscritti sia alle scuole dell’infanzia (-8.817) sia alle scuole secondarie di primo grado (-12.621) mentre prosegue, anche se attenuato, il calo degli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado (-2.686). Crescono, invece, i bambini nelle scuole primarie (+6.666) e i giovani iscritti ai percorsi triennali di istruzione e formazione (+47.321).  
Sono quasi 787 mila gli alunni stranieri nelle scuole italiane, poco meno del 9% degli iscritti. Sono le regioni del Nord e del Centro ad accogliere il maggior numero di giovani stranieri: la loro presenza nelle scuole del primo ciclo sfiora il 14% degli iscritti, mentre nel Mezzogiorno non raggiunge il 3,5%.  
Il tasso di scolarità si attesta ormai da qualche anno intorno al cento per cento per la scuola primaria e per la secondaria di primo grado, mentre quello della scuola secondaria di secondo grado è al 93,1%, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.  
I giovani che ripetono l’anno nelle scuole secondarie di secondo grado sono il 5,8% degli iscritti. La selezione scolastica è più forte nel passaggio dal primo al secondo anno: infatti, la percentuale di alunni respinti è pari al 16,8%. Gli esami di terza media sono superati dalla quasi totalità degli studenti (99,7%) ma solo il 6,5% supera l’esame con il voto più alto, mentre poco più della metà (57,2%) consegue la licenza media con un voto uguale o inferiore al “sette”.  
Il livello di istruzione della popolazione italiana si è costantemente innalzato nel corso del tempo. Quasi tre persone su dieci hanno un diploma di scuola secondaria superiore (29,2%), mentre sono il 12,3% quelli che hanno conseguito un titolo di studio universitario.