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Comunicati Stampa / 09.12.2014

 

Il prodotto interno lordo, tra luglio e settembre di quest’anno, è calato più del previsto. L’Istat ha rivisto al ribasso la variazione tendenziale del Pil nel terzo trimestre, comunicando che rispetto allo stesso periodo del 2013, l’economia italiana si è contratta dello 0,5%, contro il calo dello 0,4% stimato il 14 novembre. Se il confronto è con i tre mesi precedenti, invece, la riduzione risulta essere dello 0,1%. Se nell’ultima parte dell’anno nulla cambiasse, cioè si registrasse una variazione nulla, il Pil 2014 risulterebbe in discesa dello 0,4% e non dello 0,3% stimato a metà novembre, che corrisponde anche alla previsione del governo Renzi inserita nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Cioè la stima su cui si basa anche l’impalcatura della legge di Stabilità.
Il terzo trimestre del 2014 ha visto i consumi finali registrare una variazione nulla, con la spesa delle famiglie residenti che è aumentata dello 0,1% e quella della Pubblica amministrazione che è scesa dello 0,3%. Gli investimenti fissi lordi sono scesi dell’1% a causa di una flessione della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (-0,5%), per mezzi di trasporto (-4,9%) e degli investimenti in costruzioni (-0,9%). Le importazioni sono diminuite dello 0,3% e le esportazioni sono aumentate dello 0,2%. Male sia il valore aggiunto dell’agricoltura (-0,1%) sia quello dell’industria (-0,6%), ma soprattutto delle costruzioni (-1,1%), mentre il valore aggiunto dei servizi è rimasto stazionario. In termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso trimestre del 2013, il valore aggiunto è diminuito in tutti i principali comparti: -3,5% nelle costruzioni, -1,1% nell’industria in senso stretto, -1,3% nell’agricoltura e -0,1% nei servizi.
 
Comunicati Stampa / 08.12.2014

 

Regina della pace,
 … dirada le tenebre della tristezza e della solitudine, dell’odio e della vendetta. Apri la mente e il cuore di tutti alla fiducia e al perdono!
Madre di misericordia e di speranza, ottieni per gli uomini e le donne del terzo millennioil dono prezioso della pace: pace nei cuori e nelle famiglie, nelle comunità e fra i popoli; pace soprattutto per quelle nazioni dove si continua ogni giorno a combattere e a morire.
Fa’ che ogni essere umano, di tutte le razze e culture, incontri ed accolga Gesù, venuto sulla Terra nel mistero del Natale per donarci la “sua” pace.

 preghiera a Maria Immacolata                                                                                            
Giovanni Paolo II , 8 Dicembre 2003
 
Comunicati Stampa / 07.12.2014

 

Nuovi pensionati più “poveri”, con un assegno fino a 3 mila euro inferiore rispetto a chi era già in pensione nel 2012. Dai dati Istat emerge che chi è andato in pensione nel 2013 ha reddito medio di 13.152 euro, inferiore a quello dei cessati (15.303) e a quello dei sopravviventi (16.761), quelli cioè già in pensione anche nel 2012.  
Quatto su dieci sotto i 1.000 euro.
Complessivamente il 41,3% dei pensionati percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, un ulteriore 39,4% tra 1.000 e 2.000 euro; il 13,7% percepisce tra 2.000 e 3.000 euro, mentre la quota di chi supera i 3.000 euro mensili è pari al 5,6%. Secondo i dati Istat, nel 2013 il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,8% nel Mezzogiorno.  
Donne più povere
I pensionati in Italia nel 2013 erano 16,4 milioni, circa 200 mila in meno rispetto al 2012; in media ognuno di essi percepisce 16.638 euro all’anno (323 euro in più del 2012) tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione. L’importo medio annuo delle singole pensioni è pari a 11.695 euro, 213 euro in più rispetto al 2012 (+1,9%). Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 13.921 euro (contro i 19.686 degli uomini). Oltre la metà delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (31,0%) degli uomini. 
La spesa pubblica 
Nel 2013 la spesa per le pensioni, 272,7mld euro, è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente. La sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,22 punti, dal 16,63% del 2012 al 16,85% del 2013 
 
Comunicati Stampa / 06.12.2014

 

Ansa - Il 19% dei cittadini europei di 16-74 anni non ha mai usato un pc. A questo valore medio si avvicinano la Provincia autonoma di Bolzano (23%), l'Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia (28%), la Lombardia (29%). Valori decisamente peggiori si registrano al Sud: la maglia nera nella penetrazione dell'uso del pc spetta alla Campania (48%), ma anche Piemonte, Umbria (35%) e Lazio (30%) si segnalano con percentuali elevate. Si legge nel 48° rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.
L'Italia - si legge ancora - sta accumulando ritardi sul fronte della modernità delle infrastrutture rispetto agli altri membri dell'Unione europea. Se la banda larga ormai può vantare una diffusione in linea con i richiami di Bruxelles, sul fronte della velocità di connessione e sulla diffusione delle cosiddette Nga (Next Generation Access), evoluzione nell'uso degli impianti a fibra ottica, il quadro appare meno roseo.
Se nei progetti strategici dell'Italia c'è il raggiungimento di una copertura a 30Mbps su tutto lo stivale, e sulla metà addirittura l'implementazione a 100Mbps entro il 2020, nel 2013 solo il 21% delle famiglie ha potuto avvantaggiarsi di una copertura ultratecnologica (Nga). E per quanto riguarda lo standard delle connessioni, l'1% dei contratti è stipulato per una velocità pari o superiore a 30Mbps e lo 0% contempla una velocità di rete pari o superiore a 100Mbps, mentre la media Ue segna un 5%.