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Comunicati Stampa / 17.01.2015

 

La Banca nazionale ha deciso a sorpresa di lasciar fluttuare liberamente la valuta nazionale, eliminando il tetto minimo di 1,20 franchi per euro in vigore dal 2011. Di conseguenza la moneta si è subito rafforzata, scatenando timori di un indebolimento delle esportazioni.
Berna dice addio, a sorpresa, al “tetto minimo” per il cambio tra il franco e l’euro. E scatena il panico in Borsa ma anche tra i piccoli risparmiatori. In pratica la Banca nazionale svizzera ha deciso, in modo del tutto inatteso dai mercati, di lasciar fluttuare liberamente la valuta nazionale, che dal settembre 2011 viene artificialmente mantenuta “debole” per favorire le esportazioni e il mercato del lavoro. Qualcosa di simile a quello che avveniva in Italia negli anni ’90, quando Roma riduceva il valore della lira per far recuperare terreno ai propri prodotti sui mercati internazionali. Non per niente si parlava di “svalutazioni competitive“. La Svizzera più di tre anni fa ha introdotto, con lo stesso intento, una soglia di 1,20 franchi per un euro sotto la quale la moneta non poteva scendere.
Il presidente della Swiss national bank, Thomas Jordan, solo dieci giorni fa aveva definito il tetto “assolutamente centrale” e irrinunciabile. Oggi il dietrofront, arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il tasso di cambio minimo, si legge in una nota della Banca nazionale, “è stato introdotto in un periodo di sopravalutazione eccezionale del franco e di un alto livello di incertezza nei mercati finanziari”, ma ora “non è più giustificato” perché “per quanto la valutazione del franco sia sempre alta” ora “l’euro si è deprezzato in modo considerevole rispetto al dollaro con il conseguente indebolimento del franco rispetto alla moneta Usa”.