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Comunicati Stampa / 25.01.2015



In occasione della settimana della memoria...
Gero Grassi presenta il libro di Antonio Volpe:
"Classe 1924: la guerra, la prigionia, il ritorno alla vita e ... all’arte".
Nel libro l'autore, novantenne, ricorda la prigionia in un campo di concentramento in Polonia.
Non è facile ricordare e raccontare quanto vissuto.
Antonio Volpe soltanto oggi ha trovato la forza di farlo.
Volpe ha fortemente voluto che fosse Gero Grassi a scrivere la prefazione del suo libro, presentandolo successivamente al pubblico.




Questi ricordi non sono semplici indumenti, qualcosa di cui ci si può spogliare e mettere nell’armadio. Sono incisi nella nostra pelle! Non possiamo liberarcene.
Trudi Birger
 
Comunicati Stampa / 24.01.2015



Nell'ultimo trimestre 2014 è diminuito il debito pubblico e sono aumentate le vendite al dettaglio
 
Il debito pubblico italiano è sceso al 131,8 per cento del Pil nel terzo trimestre del 2014, registrando un calo di 2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, anche se su base annua il debito italiano è cresciuto del 4 per cento. Lo certifica oggi Eurostat, che conferma il debito italiano come il più oneroso tra i paesi Ue, preceduto solo da quello greco (176 per cento del Pil).
In termini assoluti, Eurostat rileva che il debito italiano e' sceso a 2134 miliardi di euro nel terzo trimestre 2014, riducendosi dunque di una trentina di miliardi rispetto ai 2168 registrati nel secondo trimestre 2014.
Se si considera l'intera Europa, l'Eurostat segnala che lo stock di debito dei 28 paesi membri è sceso all'86,6 per cento del Pil Ue, rispetto all'87 per cento del secondo trimestre 2014. Nell'eurozona (esclusa la Lituania che nel 2014 ancora non ne era divenuta membro) il debito pubblico nel terzo trimestre 2014 si è attestato al 92,1 per cento del pil dell'eurozona, in calo dal precedente 92,7 per cento.
Intanto in Italia tornano a crescere anche le vendite al dettaglio, aumentate dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente, come reso noto dall'Istat. Nella media del trimestre settembre-novembre 2014, l'indice però mostra una flessione dello 0,2 per cento sui tre mesi precedenti.
"Nel confronto con ottobre 2014, le vendite aumentano dello 0,2 per cento per i prodotti alimentari mentre restano invariate per quelli non alimentari", fa sapere l'istituto di statistica. "Rispetto a novembre 2013, l'indice grezzo del valore del totale delle vendite registra una diminuzione del 2,3 per cento. L'indice del valore delle vendite di prodotti alimentari diminuisce del 2,2, quello dei prodotti non alimentari segna un calo del 2,4".
 
 
Comunicati Stampa / 22.01.2015

 

L'occupazione è elevata in particolare tra i dottori delle Scienze matematiche, informatiche, dell'Ingegneria industriale e dell'informazione; risulta più bassa tra i dottori delle Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche.
(AGI) - Nel 2014, a quattro anni dal conseguimento del titolo (2010), lavora il 91,5% dei dottori di ricerca mentre e' in cerca di un lavoro il 7%. A sei anni dal conseguimento del titolo (2008) lavora invece il 93,3% (un valore ancora molto elevato e solo in leggera diminuzione rispetto all'edizione precedente) e cerca un lavoro il 5,4%. Permane dunque il vantaggio competitivo associato al dottorato di ricerca. Lo rileva l'Istat sottolineando che "l'occupazione e' elevata in tutte le aree disciplinari, in particolare tra i dottori delle Scienze matematiche e informatiche e dell'Ingegneria industriale e dell'informazione (oltre il 97% lavora a sei anni dal dottorato e oltre il 95% a quattro anni); risulta piu' bassa tra i dottori delle Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche (intorno all'88% in media)". A sei anni dal conseguimento del titolo, la quota di occupati con un lavoro a termine e' pari al 43,7%, mentre raggiunge il 53,1% tra i dottori osservati a quattro anni. Il dato e' in crescita rispetto all'indagine precedente, quando era del 35,1% e del 43,7%. Il 73,4% dei dottori occupati del 2008 e il 74,4% di quelli del 2010 svolgono attivita' di ricerca e sviluppo. La quota e' piu' bassa tra le donne: 3 su 10 sono impegnate in attivita' lavorative per nulla connesse alla ricerca. La soddisfazione generale rispetto all'attivita' lavorativa e' di 7,2 punti su un massimo di 10. Piu' alta la soddisfazione per l'autonomia e le mansioni svolte, piu' contenuta quella per le possibilita' di carriera e la sicurezza del lavoro. Le donne manifestano livelli di soddisfazione inferiori su tutti gli aspetti....