Articoli

Comunicati Stampa / 10.02.2015



 Il Nord-ovest si è confermato anche nel 2013 la locomotiva d’Italia. In base all’ultimo report diffuso dall’Istat sui “Conti economici trimestrali”, il Pil per abitante nel 2013 è risultato pari a 33,5 mila euro, superiore ai 31,4 mila euro del Nord-est e ai 29,4 mila euro del Centro. Il Mezzogiorno, con un livello di Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta un gap molto ampio con il Centro-Nord, dove si registra un livello di Pil pro capite di 31,7 mila euro; il valore registrato nel Mezzogiorno è quindi inferiore del 45,8 per cento rispetto a quello del Centro-Nord. Nel 2013, il Pil per abitante ha registrato una riduzione rispetto al 2011 in tutte le regioni italiane, con l’eccezione di Bolzano e della Campania. Risulta in testa Bolzano con un Pil per abitante di 39,8 mila euro, seguito da Valle d’Aosta e Lombardia (rispettivamente con 36,8 e 36,3 mila euro). Prima tra le regioni del Mezzogiorno è l’Abruzzo, che registra un livello paragonabile a quello delle regioni del Centro, con 23 mila euro. Le altre regioni del Mezzogiorno presentano tutte valori inferiori ai 19 mila euro. All’ultimo posto della graduatoria si trova la Calabria con 15,5 mila euro, ovvero un livello inferiore del 61 per cento rispetto a Bolzano e del 57 per cento rispetto alla Lombardia. Nel 2013, la spesa per consumi finali delle famiglie valutata a prezzi correnti (in Italia pari a 16,3 mila euro), è risultata di 18,3 mila euro nel Centro-Nord a fronte di 12,5 mila euro nel Mezzogiorno, con un differenziale negativo del 31,7 per cento, molto inferiore a quello registrato per il Pil.
La spesa per consumi finali delle famiglie per abitante è in calo, rispetto al 2011, in tutte le regioni. Tra il 2011 e il 2013 la graduatoria regionale non subisce cambiamenti e nelle due prime posizioni si collocano Valle d’Aosta e provincia autonoma di Bolzano (rispettivamente con 22 e 21,8 mila euro), nelle ultime due Campania e Basilicata (11,6 e 12,1 mila euro). Tutte le regioni del Mezzogiorno si posizionano alla fine della graduatoria. Differenze territoriali più contenute si registrano per il reddito da lavoro dipendente per occupato che nel Mezzogiorno è pari a 31,8 mila euro, inferiore del 14,8 per cento rispetto a quello delle regioni del Centro-Nord (37,3 mila euro). In particolare, si contano 38,4 mila euro nel Nord-ovest, 37,1 mila nel Nord-est e 35,9 mila euro nel Centro. Al primo posto della classifica regionale dei redditi da lavoro si trova la Lombardia con 38,9 mila euro per occupato, seguita da Bolzano (38,3 mila euro) e Friuli-Venezia Giulia (38,1 mila euro). Le regioni con redditi da lavoro più bassi sono Calabria e Campania, rispettivamente con 29,5 e 30 mila euro per occupato.
 
Comunicati Stampa / 09.02.2015

 
Il calo di voci di spesa 'tradizionali' quali abbigliamento, auto, mobili e arredamento da parte delle famiglie, ''non è frutto soltanto della crisi dei redditi ma anche di nuovi modi di vivere''. A rilevarlo l'Ufficio studi Confcommercio analizzando i driver di spesa degli italiani dal 1995 a oggi: così ''capi classici di valore più elevato attraggono sempre meno consumatori condizionando negativamente i volumi di spesa''. Al contempo sono cresciuti i consumi per servizi culturali, ristoranti, telefonia (+1,1%).
La casa ai figli: resiste il pilastro patrimoniale del ceto medio. Lasciare la casa ai figli è il modo in cui oggi 11,3 milioni di famiglie italiane pensano di dare un aiuto ai loro discendenti. Emerge da un'analisi del Censis. Sono 2,3 milioni le famiglie che li sosterranno dandogli un anticipo per l'acquisto di un'abitazione o fornendo le garanzie per ottenere un mutuo. E 1,1 milioni di famiglie aiuteranno i figli lasciando loro un immobile di proprietà diverso dalla casa. Il mattone come forma di sostegno per il futuro è una propensione antica, confortata dai più recenti segnali di ripresa del mercato immobiliare. Le compravendite di abitazioni sono ripartite: +3,7% nel terzo trimestre del 2014 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e +13,9% i mutui. I tassi di interesse sui mutui ai minimi storici (i variabili all'1,5%, i fissi intorno al 3%) danno una spinta al mercato. ..
 
Comunicati Stampa / 07.02.2015

 

Nel 2013 l'alloggio privato è quello scelto per il 52,6% dei viaggi nel complesso (il 65% delle notti) e il 56% di quelli per vacanza (il 66% delle notti) con destinazione italiana.
I due terzi delle vacanze (66%) sono trascorse in abitazioni di parenti o amici (53% delle notti), seguite dalle abitazioni di proprietà (18,6% dei viaggi e 28,5% delle notti) e dagli alloggi in affitto e bed&breakfast (10,7% e 16,4%).
Tra il 2008 e il 2013, le vacanze in abitazioni private sono diminuite del 54,4% (-41,7% per le notti) quelle in strutture collettive, più frequenti all'estero, del 37%.
Per le abitazioni private, il forte calo è concentrato sulle vacanze brevi (oltre il 60% in meno, anche in termini di notti); nel 2013, le vacanze in alloggi privati sono quindi mediamente più lunghe (sono viaggi lunghi nel 54% dei casi).
La durata media delle vacanze in abitazioni private è aumentata - da circa 6 notti a 7,8 - soprattutto nelle abitazioni di parenti e amici (da 4,7 a 6,2) e in quelle di proprietà (da 8 a 11,9); stabile la media per gli alloggi in affitto (pari a 9,5).
Nel 2013, il 15,6% dei residenti ha effettuato almeno una vacanza in Italia (24,4% nel 2008); tra questi, più della metà (8,6%) è stato almeno una volta in abitazioni private (14,6% nel 2008); a diminuire sono soprattutto i turisti in case di proprietà (dal 3,2% all'1,5%).