Comunicati Stampa

Comunicati Stampa / 19.04.2013


di Gero Grassi – Deputato Pd
 
La scelta odierna del Pd di rimettere in discussione l'indicazione del senatore Franco Marini e procedere ad ulteriore votazione per individuare un altro candidato democratico alla Presidenza della Repubblica pone una serie di problemi umani, politici, di metodo.
Anzitutto va preso atto che la coalizione Italia Bene Comune subisce un duro colpo a causa del comportamento di SEL che rifiuta il confronto e la scelta democratica del candidato, venendo meno all'accordo che prevede che le scelte si fanno all'interno della coalizione, votando democraticamente. Non è situazione di poco conto, considerati i precedenti che hanno determinato pochi anni or sono la fine dei Governi Prodi.
Poi va sottolineato che la proposta di Marini, fatta dal segretario Bersani, e' stata la conseguenza di un metodo e di un mandato dato al segretario all'unanimità che prevedeva un Presidente condiviso con la maggior parte delle forze politiche.
Ed ancora il fatto che alcuni dirigenti di partito, alcuni segretari regionali ed alcuni deputati abbiano dichiarato di non votare Marini pone problemi di tenuta di un partito sulle elementari regole di democrazia interna, considerato che i Gruppi Parlamentari si erano espressi a favore di Marini a larghissima maggioranza, votando.
Aver, nel segreto dell'urna, giocato ad impallinare uno dei fondatori del Pd, che ha speso una vita a sostegno dei lavoratori ed ha sempre privilegiato il dialogo ed il confronto politico-istituzionale, lascia il dubbio che evidentemente, per alcuni, il Pd esiste solo quando è a propria immagine e somiglianza. Questa situazione e'  ancor più' grave quando leggiamo che interessa esponenti del partito che parlano a nome di noi tutti. Questo problema prescinde dalla elezione del prossimo Presidente ed apre seri interrogativi sul futuro del Partito Democratico che dovrà interrogarsi...