Comunicati Stampa

Comunicati Stampa / 23.06.2014


Buone notizie per l'industria italiana. Gli ordinativi crescono anche ad aprile, con un aumento del 3,8% su marzo, grazie al traino arrivato dall'estero, che fa segnare il rialzo più forte dal settembre del 2009 (+9,2%). Secondo l'Istat, che ha diffuso i dati, l'incremento delle commesse è anche più consistente se considerato su base annua, dove arriva a un +6,2%.
Nel dettaglio, rileva l'Istat, gli indici destagionalizzati del fatturato per raggruppamenti principali di industrie segnano una variazione congiunturale positiva per i beni di consumo (+3,2%, con +0,3% per quelli durevoli e +3,6% per quelli non durevoli) e variazioni negative per i beni strumentali (-3,1%), per l'energia (-1,2%) e per i beni intermedi (-0,3%). L'indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario in aprile cresce del 6,2% per i beni strumentali e del 6,0% per i beni di consumo (+3,0% per quelli durevoli e +6,5% per quelli non durevoli), mentre diminuisce del 9,2% per l'energia e dello 0,5% per i beni intermedi. In aprile, nel confronto con lo stesso mese del 2013, l'indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario, segna le variazioni positive piu' significative nei settori della fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,9%), delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+7,2%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+5,9%); le variazioni negative piu' marcate si rilevano nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,2%), nell'estrazione di minerali da cave e miniere (-2,9%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (-2,8%). Gli incrementi piu' rilevanti dell'indice grezzo degli ordinativi riguardano la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+48,0%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (+34,6%); le contrazioni piu' consistenti si registrano nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-3,9%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,6%) e nelle fabbricazioni di prodotti chimici (-2,7%).
Comunicati Stampa / 22.06.2014


ANSA - Musei, si cambia. Dal 1 luglio, annuncia a sorpresa il Ministro della cultura Franceschini, parte la rivoluzione di orari e tariffe. Con sconti solo per giovani e categorie particolari (per esempio gli insegnanti) e biglietto intero, invece, per gli over 65, che fino ad oggi entravano gratis.

Ma non solo. Gratis per tutti arriva una domenica al mese con porte aperte in tutti i musei statali, mentre raddoppiano le Notti al museo, che ora si faranno due volte all'anno. E tutti i venerdì i luoghi di cultura più importanti, compresi Uffizi, Pompei e Colosseo, rimarranno aperti fino alle 22.

''Un passo necessario per essere più vicini all'Europa'', spiega il ministro, che per lanciare il suo annuncio sceglie la platea degli stati generali della cultura organizzati a Roma dal Sole 24 Ore. Dietro la decisione, sottolinea, ''l'analisi dei dati sugli ingressi nei nostri musei, dove ogni anno più di un terzo dei visitatori non paga il biglietto, compresi i turisti americani o giapponesi over 65''…

Le novità…

GRATUITA' SOTTO I 18 ANNI E SCONTI FINO A 25: Dal 1 luglio entreranno gratis nei musei statali solo i bambini e i ragazzi fino a 18 anni ed alcune categorie come gli insegnanti. Restano le riduzioni per i ragazzi fino a 25 anni. Cancellata la gratuità per gli over 65.

MUSEI GRATIS OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE: Viene istituita la 'Domenica al Museo' con porte aperte gratis per tutti in tutti i musei e i luoghi della cultura statali.

OGNI ANNO 2 NOTTI AL MUSEO A 1 EURO: Lanciata in via sperimentale e promossa dal successo di pubblico, diventa permanente Una notte al Museo, che anzi raddoppia con due appuntamenti l'anno, sempre al costo di 1 euro.

TUTTI I VENERDI' MUSEI APERTI FINO ALLE 22: Ogni venerdì i grandi musei pubblici italiani, compresi il Colosseo, gli Scavi di Pompei e gli Uffizi si potranno visitare fino alle 22.

 

Comunicati Stampa / 21.06.2014

ANSA - Il Consiglio dei ministri ha approvato "due decreti legislativi di semplificazione fiscale: Una grande opera di semplificazione, per uno stato vicino al cittadino". Così il ministro Maria Elena Boschi, che spiega: "Il Dlgs approvato in Cdm ''non riguarda solo le dichiarazioni (dei...

Comunicati Stampa / 18.06.2014














di Gero Grassi - Vicepresidente Gruppo PD Camera deputati


Il prossimo anno si rinnova il Consiglio regionale Puglia ed il PD legittimamente aspira, con il metodo delle primarie dei cittadini, a portare un proprio uomo alla guida della Regione.
Credo che si debba partire dalla considerazione che in questi dieci anni di gestione della Regione il Presidente Nichy Vendola e il centrosinistra abbiano governato bene e cambiato in meglio la Puglia. Il Pd ha dato il suo qualificato e costante contributo a Vendola che resta un protagonista della scena politica regionale e nazionale, dal quale non si deve e non si può prescindere.
Il PD ha più strade dinanzi, mi auguro intraprenda quella più larga e aggregante, senza lasciarsi andare ad inseguire miserie umane o rivalse inutili.
Possiamo presentare due o più candidati democratici? E' legittimo. Ma quale è il senso? La visibilità di qualche protagonista'? Poco rispetto alla posta in gioco.
Il Pd ha investito molto sull'ex sindaco di Bari Michele Emiliano, eleggendolo per ben due volte a segretario regionale del partito. Allora la conseguenza oggi è che Michele sia il candidato unico di un partito che legittimamente vuole governare la Puglia insieme ai suoi alleati di centrosinistra e vuole farlo con volontà inclusiva senza escludere nessuno.
L'alternativa è la Babele democratica e questo nuoce al Pd e alla Puglia intera. Chi lo fa si assuma questa responsabilità.
Il PD vuole farlo senza proclami e diktat, insieme con gli alleati. Vuole farlo anteponendo le ragioni dei cittadini, seguendo il rinnovamento dei propri candidati e dei propri metodi. Vuole farlo sapendo che la gestione deve essere trasparente, limpida e tutta tesa al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
L'esperienza di Vendola è stata ottima, nessuno dimentichi il punto dal quale siamo partiti. Oggi si chiude un'era ed abbiamo necessità di grande rinnovamento, negli uomini e nei metodi. Si parta da Vendola per fare meglio.
Dieci anni fa il mondo e la Puglia erano diversi, molto diversi. Noi dobbiamo prenderne atto, altrimenti siamo fuori dalla storia. Provochiamo un grande dibattito sul programma del Pd e del centrosinistra, diciamo ai pugliesi quale Regione vogliamo, cosa intendiamo fare, quali uomini e donne proponiamo.
Le discussioni sterili sulla data delle primarie non hanno senso. Si decide insieme con gli alleati facendosi carico delle necessità oggettive dei candidati e della coalizione. Le elezioni regionali prossime non possono essere campo di battaglia per rivendicazioni di singoli o il prolungamento del congresso regionale del PD, devono essere una palestra programmatica per una idea di Puglia che prescinda dal singolo e trovi nelle diversita' il grande valore della comunità pensante dei cittadini che aspira ad essere programmazione, gestione, creazione di speranza e di futuro.

 

Comunicati Stampa / 17.06.2014


Le minori opportunità di occupazione per le donne, il sistema fiscale e la disparità tra redditi primari sono i fattori principali che determinano la disuguaglianza. Secondo l'Istat nonostante una ''redistribuzione di entità apprezzabile'' il sistema di tasse e prestazioni ''non riesce a determinare un grado di uguaglianza dei redditi disponibili monetari analogo a quello dei paesi più equilibrati''. L'Italia, si legge nell'ultimo rapporto annuale ''registra un dei più alti gradi di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi familiari primari'', guadagnati sul mercato impiegando il lavoro e il capitale.

Il sistema pubblico, secondo l’Istat, opera una redistribuzione di entità simile, o anche superiore rispetto a paesi che hanno una distribuzione più equilibrata dei redditi familiari, come: Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Islanda. Nonostante una redistribuzione di entità apprezzabile, ''l'Italia rimane uno dei paesi europei con livelli più elevati di diseguaglianza economica anche dopo l'intervento pubblico'', collocandosi al quinto posto in Europa dopo Regno Unito, Grecia, Portogallo e Spagna.

Il sistema redistributivo, osserva l'Istat, ''potrebbe essere reso più efficace correggendone gli aspetti strutturali che sono poco coerenti con gli obiettivi di equità e di contrasto alla povertà''. L'evasione e l'erosione della base imponibile, osserva l'Istituto di statistica, ''riducono per ovvie ragioni la progressività del sistema''. Un altro aspetto problematico riguarda la distribuzione delle detrazioni Irpef, che non vengono rimborsate al contribuente per la parte eccedente l'imposta lorda. In sostanza, secondo l'Istat i principali problemi da risolvere sono ''l'assetto individualistico della tassazione e l'incapienza'' che rendono ''difficile concentrare l'imposta sulle famiglie più povere''.