Comunicati Stampa

Comunicati Stampa / 21.12.2014

 


La Repubblica – Economia e Finanza
L'aumento delle retribuzioni contrattuali va verso un nuovo minimo storico: senza improbabili impennate, nel 2014 la variazione si attesterà all'1,3%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche nel 1982. Lo affermano i responsabili dell'indagine Istat con la diffusione dei dati di novembre: +0,1% su mese e +1,1% su anno.
Confrontando l'andamento delle retribuzioni contrattuali dei dipendenti pubblici (che hanno subito il blocco dei rinnovi) con quello dell'inflazione, è possibile stimare che dal 2010 al 2013 sono stati persi oltre sei punti percentuali in termini di potere d'acquisto: nel 2014 è atteso un recupero grazie alla bassa inflazione, dunque la perdita di potere di acquisto si ridurrebbe a circa cinque punti.
A novembre, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 44,4% degli occupati dipendenti e corrispondono al 41,3% del monte retributivo osservato. In 11 mesi la retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,2% su anno.
Con riferimento ai principali macrosettori, a novembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,4% per i dipendenti privati e una variazione nulla per quelli della Pa. I settori che a novembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tlc (3,5%), agricoltura (3,1%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3%). Variazioni nulle nel commercio.
A novembre è stato recepito un solo accordo e nessuno è scaduto. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 55,6% nel totale dell'economia e del 42,7% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 36,3 mesi per l'insieme dei dipendenti e di 20,8 mesi per quelli del settore privato.

 
 
Comunicati Stampa / 20.12.2014

 

Nel 2014, aumenta rispetto all'anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%).
Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente: l'87,1% possiede un personal computer, l'89% ha accesso ad Internet da casa. All'estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet.
Tra il 2013 e il 2014 per alcuni beni tecnologici si riduce il divario tra le famiglie in cui il capofamiglia è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista e quelle in cui è un operaio: per il telefono cellulare abilitato da 23,5 a 16,1 punti percentuali, per l'accesso ad Internet da casa da 18,7 a 13,6 punti percentuali e per la disponibilità di una connessione a banda larga da 18,6 a 14,4 punti percentuali.
Rimane stabile il divario sul territorio. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un personal computer e di un accesso ad Internet da casa sono rispettivamente il 66% e il 66,6%, contro il 57,3% e il 58,3% delle famiglie del Mezzogiorno. Quest'ultima ripartizione registra un forte ritardo anche nella connessione alla banda larga: 56,4% contro 65,4% del Centro-nord...
 
 
Comunicati Stampa / 18.12.2014

 

Ansa - L'Italia, si legge nell'ultimo rapporto sugli scenari economici del Centro Studi dell'associazione - sarebbe "in uscita dalla recessione": il Pil tonerà positivo dal primo trimestre 2015 con un +0,2%, per poi salire gradualmente nel biennio. 
Il 2015-2016 si prospetta come "un biennio di graduale recupero per l'Italia": Confindustria lo delinea così pur "con cautela", in "contesto enigmatico. Lo scenario economico globale si presenta nettamente migliore rispetto a 3 mesi fa. L'incertezza rimane principale ostacolo".
Ripresa del Pil - Il Centro studi di Confindustria stima che il Pil italiano chiuda il 2014 con un calo dello 0,5% e prevede che inizi a risalire nel 2015 con un +0,5% e prosegua nel 2016 con un +1,1%. Il Csc conferma così la stima sul 2015 e indica l'ulteriore aumento nell'anno successivo.
Disoccupazione giù dal 2016 - Il tasso di disoccupazione nel 2015 "rimarrà ancorato sugli alti livelli di fine 2014", salendo ancora dal 12,7% previsto in media d'anno al 12,9%, "mentre scenderà progressivamente nel 2016, di pari passo con la ripresa dell'occupazione, registrando un 12,6% in media d'anno (12,4% nel quarto trimestre)". Per il 2014 il tasso di disoccupazione raggiunge il 14,2% "se si considera l'utilizzo massiccio della cig".
Guadagnati 14 mld con ribasso petrolio - Il crollo del prezzo del petrolio, diminuito di oltre un terzo nell'arco di alcune settimane, per l'Italia significa "un guadagno di 14 miliardi annui". Ed un impatto di +0,3% sul Pil 2015 ed un altro +0,5% nel 2016. Il calo "comporta il trasferimento di oltre mille miliardi di euro di reddito annuale da un ridottissimo numero di produttori, con enormi ricchezze, ad un'ampia platea di consumatori e imprese nei paesi avanzati, con una più alta propensione alla spesa".
 
Comunicati Stampa / 17.12.2014

  

Grazie al prezzo del petrolio calato a picco sotto i 60 dollari al barile, ma anche a causa della contrazione dei consumi, quest’anno l’Italia pagherà per le proprie forniture energetiche il 20% in meno rispetto al 2013. La stima arriva dall’Unione petrolifera (Up), l’associazione che raggruppa le principali aziende della raffinazione e distribuzione di carburanti. L’esborso complessivo della Penisola nel 2014 si fermerà a 45 miliardi contro i 56 dell’anno precedente …
Guardando alla media dell’anno, comunque, le bollette di aziende e famiglie sono state un po’ più leggere rispetto al 2013. Così come il conto pagato dagli automobilistialla pompa di benzina, che è però diminuito meno di quanto avrebbe potuto: il prezzo al consumo risulta oggi superiore di circa 27 centesimi rispetto al novembre del 2010, quando il greggio e i prodotti raffinati erano alle stesse quotazioni attuali. A pesare come sempre, è il carico fiscale, unito all'effetto del tasso di cambio euro-dollaro e alla strutturale scarsa concorrenza della rete distributiva italiana. Al netto di tasse e cambi, secondo l’Up, oggi la benzina costerebbe meno di 1,4 euro/litro e il gasolio meno di 1,2.
Comunicati Stampa / 17.12.2014

 
(ANSA) - ROMA, 16 DIC “L’opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della Procura generale di Roma in merito alla nuova inchiesta su via Fani, ad un primo giudizio, e’ fondata.  Aspetteremo la decisione del Gip, auspicando che ogni possibilità per raccogliere nuovi elementi investigativi sia valutata. Non dimentichiamo che non fu mai fatta un’indagine sulla moto Honda, mai rintracciata, dalla quale partirono i colpi di arma da fuoco che colpirono Alessandro Marini, un passante a bordo del suo motorino. A tanti anni di distanza non bisogna illudersi di scoprire tutto ciò che non fu considerato, non capito o occultato all’epoca ma occorre il massimo sforzo.
In questo senso noi abbiamo convocato in audizione proprio Alessandro Marini la cui testimonianza sarai sicuramente di grande interesse. Domani sera, intanto, alle 20.45, sentiremo l’ex magistrato Rosario Priore, già titolare di una delle inchieste sul caso Moro “. 
Così Gero Grassi, vice presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte di Aldo Moro, commentando quanto ha reso noto l’avvocato Valter Biscotti, legale dei familiari delle vittime della strage del 16 marzo 1978, in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione della parte dell’inchiesta avocata nei mesi scorsi dalla Procura generale di Roma e riguardante, tra l’altro, la presenza di una moto Honda sul luogo dell’agguato. (ANSA). FELI6-DIC-14 17:21 .
Comunicati Stampa / 16.12.2014

 

La quasi totalità delle famiglie risiede in abitazioni dotate di impianto di riscaldamento degli ambienti e dell’acqua, mentre i sistemi per il raffrescamento risultano meno diffusi; ne sono in possesso solo 3 famiglie su 10. Sono ampie le differenze territoriali nella diffusione di apparecchiature per il condizionamento: ne risultano dotate solo l’1,5% delle famiglie residenti in Valle d’Aosta e quasi il 50% di quelle che risiedono in Sardegna. Lo comunica l'Istat. Il tipo di impianto più diffuso è l’autonomo, sia per riscaldare gli ambienti (lo utilizzano 66 famiglie su 100), sia per l’acqua calda (74). Gli apparecchi singoli vengono utilizzati più frequentemente nel Mezzogiorno, i centralizzati nel Nord. La principale fonte energetica di alimentazione degli impianti di riscaldamento dell’abitazione e dell’acqua è il metano, utilizzato da oltre il 70% delle famiglie. Nel 2013, le famiglie hanno complessivamente speso per consumi energetici oltre 42 miliardi di euro, con una spesa media per famiglia pari a 1.635 euro. La spesa per consumi energetici delle famiglie è più elevata al Nord e più contenuta nel Mezzogiorno, con un differenziale che supera i 400 euro (30% in più delle spese sostenute nel Mezzogiorno). La spesa media annua cresce in ragione sia del numero dei componenti sia della loro età. Una famiglia monocomponente giovane spende in media circa 650 euro in meno rispetto a una coppia con 3 o più figli. Gli impianti di riscaldamento dell’abitazione restano accesi tutti i giorni durante la stagione invernale per l’87% delle famiglie, con sensibili differenze territoriali (98% a Bolzano e 62% in Sicilia).
L’impianto di riscaldamento viene utilizzato, in media, per circa 8 ore al giorno, più nel pomeriggio (quasi 4 ore e mezzo) che non nelle fasce mattutine (2 ore e mezzo circa) o notturne (circa un’ora). Le famiglie residenti al Nord accendono in media due ore in più rispetto a quelle del Centro e tre ore e mezzo in più rispetto a quelle del Mezzogiorno. A distanza di pochi anni dal ritiro dal commercio delle lampadine tradizionali, le lampadine a risparmio energetico rappresentano già quasi i tre quarti delle lampadine utilizzate. Le famiglie dichiarano di aver effettuato investimenti sul fronte del risparmio energetico negli ultimi 5 anni: oltre la metà per ridurre le spese per l’energia elettrica, il 21% per le spese di riscaldamento dell’abitazione, il 15% per il riscaldamento dell’acqua e, infine, il 10% per il condizionamento. Più di una famiglia su cinque fa uso di legna per scopi energetici (consumando 3,2 tonnellate in media all’anno) mentre solo il 4,1% utilizza pellets. Il consumo di legna è più elevato nei comuni montani (oltre il 40% delle famiglie) e in Umbria e Trentino Alto Adige (poco meno di una famiglia su due). La metà delle famiglie che utilizzano legna ricorre (parzialmente o totalmente) all’autoapprovvigionamento.
 
Comunicati Stampa / 13.12.2014

 

Nel terzo trimestre del 2014, rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite di beni sui mercati esteri sono in aumento sia per le regioni nord-occidentali (+2,3%) sia per quelle centrali (+2,2%). Per le regioni nord-orientali si registra una flessione contenuta (-0,4%) mentre il calo dell'area meridionale e insulare risulta più ampio (-2,0%).
Nei primi nove mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l'Italia nord-orientale registra la maggiore crescita dell'export (+3,0%). Seguono, con incrementi più contenuti, le ripartizioni centrale (+2,0%), meridionale (+1,9%) e nord-occidentale (+1,5%). Risultano invece in marcata contrazione le vendite all'estero delle regioni dell'Italia insulare (-13,0%), prevalentemente per la forte flessione delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati.
Tra le regioni che forniscono un contributo positivo rilevante alla crescita tendenziale dell'export nazionale nei primi nove mesi del 2014 (+1,4% a livello nazionale) si mettono in luce, come particolarmente dinamiche: Liguria (+9,5%), Marche (+7,4%), Puglia (+5,0%) ed Emilia-Romagna (+4,2%).
Tra le regioni che contribuiscono invece a frenare l'espansione dell'export nazionale nei primi nove mesi del 2014 si segnalano Sicilia (-13,4%), Sardegna (-12,0%), Umbria (-3,6%) e Basilicata (-9,4%).
L'aumento delle esportazioni di autoveicoli da Piemonte, Emilia-Romagna e Abruzzo e di macchinari e apparecchi n.c.a. da Toscana, Liguria e Veneto spiega quasi due terzi dell'incremento dell'export nazionale nei primi nove mesi del 2014.
Nello stesso periodo, la contrazione delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, da Toscana e Piemonte e di prodotti petroliferi raffinati da Sicilia, Sardegna e Lazio contribuisce a frenare l'export nazionale per quasi un punto percentuale.
Nei primi nove mesi del 2014, le province che contribuiscono in misura più marcata a sostenere le vendite nazionali sui mercati esteri sono Torino, Genova, Massa-Carrara, Modena, Bergamo, Frosinone e Vicenza.
Il calo delle vendite all'estero dalle province di Roma, Siracusa, Cagliari, Arezzo e Milano contribuisce a frenare la crescita dell'export nazionale