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Nota dell’on. Gero Grassi Parlamentare del Partito Democratico
 
Il vento di destra che negli ultimi anni ha continuato a spirare sull’Europa, inizia lentamente ad allontanarsi.
Il risultato delle elezioni regionali in Francia è da considerarsi una possibilità reale per le imminenti elezioni regionali in Italia.
I cittadini hanno ormai percezione del metodo adottato dal Centrodestra per affrontare i problemi del Paese e la crisi in special modo.
La politica dell’immagine e dell’ottimismo non fa più presa sulla gente, che vuole concretezza e lavoro.
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Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati.
  
Sei lavoratori pugliesi hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame, per far conoscere all’Italia intera la propria condizione di estrema difficoltà per la perdita del lavoro che si protrae dal 2008. Accade quest’oggi a Trani e non è certamente un caso isolato in Italia, a dimostrazione che le cose non vanno così bene come il Governo di Centrodestra vuole farci credere.
Nessuno vorrebbe portare in piazza la propria dignità, ma quando in gioco c’è il sostentamento della propria famiglia, un padre è disposto a tutto.
Per questo motivo la vicenda dei 6 dei 150 ex dipendenti dell'azienda tessile Franzoni filati di Trani mi ha toccato l’anima. Ho provato a pensarmi al loro posto, mi sono stretto nelle spalle per l’angoscia.
Immagino quanto debba essergli costata una decisione così difficile, ma al tempo stesso necessaria per far conoscere alle “Istituzioni” la propria disperazione.
 
 
 

Ricordare quel che accadde perché non abbia mai più a ripetersi.
 
Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati
  
Il 16 marzo del 1978 è una data che non si può dimenticare. Era un giovedì come tanti altri e nessuno immaginava che gli eventi che stavano per consumarsi avrebbero sconvolto la vita di milioni di cittadini italiani, forse del mondo intero.
Il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, usciva dalla sua abitazione per recarsi in Parlamento. Avrebbe dovuto aver luogo la votazione di fiducia al Governo Andreotti. Ma nulla andò come previsto.
In via Fani Aldo Moro venne rapito dalle Brigate Rosse e i cinque uomini della sua scorta Leonardi, Jozzino, Rivera, Ricci, Zizzi, furono barbaramente uccisi.
Cominciarono così 55 giorni di prigionia che tennero l’Italia intera col fiato sospeso. Si sperava, si immaginava il rilascio del Presidente Moro, ma alla fine la via intrapresa, quella della non trattativa, quella di non cedere al terrorismo, portò alla morte.
Il rapimento Moro mise in discussione il sistema politico italiano che viveva un momento difficile e di transizione nel 1978.