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di Gero Grassi - Vicepresidente Gruppo PD Camera deputati


Il prossimo anno si rinnova il Consiglio regionale Puglia ed il PD legittimamente aspira, con il metodo delle primarie dei cittadini, a portare un proprio uomo alla guida della Regione.
Credo che si debba partire dalla considerazione che in questi dieci anni di gestione della Regione il Presidente Nichy Vendola e il centrosinistra abbiano governato bene e cambiato in meglio la Puglia. Il Pd ha dato il suo qualificato e costante contributo a Vendola che resta un protagonista della scena politica regionale e nazionale, dal quale non si deve e non si può prescindere.
Il PD ha più strade dinanzi, mi auguro intraprenda quella più larga e aggregante, senza lasciarsi andare ad inseguire miserie umane o rivalse inutili.
Possiamo presentare due o più candidati democratici? E' legittimo. Ma quale è il senso? La visibilità di qualche protagonista'? Poco rispetto alla posta in gioco.
Il Pd ha investito molto sull'ex sindaco di Bari Michele Emiliano, eleggendolo per ben due volte a segretario regionale del partito. Allora la conseguenza oggi è che Michele sia il candidato unico di un partito che legittimamente vuole governare la Puglia insieme ai suoi alleati di centrosinistra e vuole farlo con volontà inclusiva senza escludere nessuno.
L'alternativa è la Babele democratica e questo nuoce al Pd e alla Puglia intera. Chi lo fa si assuma questa responsabilità.
Il PD vuole farlo senza proclami e diktat, insieme con gli alleati. Vuole farlo anteponendo le ragioni dei cittadini, seguendo il rinnovamento dei propri candidati e dei propri metodi. Vuole farlo sapendo che la gestione deve essere trasparente, limpida e tutta tesa al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
L'esperienza di Vendola è stata ottima, nessuno dimentichi il punto dal quale siamo partiti. Oggi si chiude un'era ed abbiamo necessità di grande rinnovamento, negli uomini e nei metodi. Si parta da Vendola per fare meglio.
Dieci anni fa il mondo e la Puglia erano diversi, molto diversi. Noi dobbiamo prenderne atto, altrimenti siamo fuori dalla storia. Provochiamo un grande dibattito sul programma del Pd e del centrosinistra, diciamo ai pugliesi quale Regione vogliamo, cosa intendiamo fare, quali uomini e donne proponiamo.
Le discussioni sterili sulla data delle primarie non hanno senso. Si decide insieme con gli alleati facendosi carico delle necessità oggettive dei candidati e della coalizione. Le elezioni regionali prossime non possono essere campo di battaglia per rivendicazioni di singoli o il prolungamento del congresso regionale del PD, devono essere una palestra programmatica per una idea di Puglia che prescinda dal singolo e trovi nelle diversita' il grande valore della comunità pensante dei cittadini che aspira ad essere programmazione, gestione, creazione di speranza e di futuro.

 


Le minori opportunità di occupazione per le donne, il sistema fiscale e la disparità tra redditi primari sono i fattori principali che determinano la disuguaglianza. Secondo l'Istat nonostante una ''redistribuzione di entità apprezzabile'' il sistema di tasse e prestazioni ''non riesce a determinare un grado di uguaglianza dei redditi disponibili monetari analogo a quello dei paesi più equilibrati''. L'Italia, si legge nell'ultimo rapporto annuale ''registra un dei più alti gradi di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi familiari primari'', guadagnati sul mercato impiegando il lavoro e il capitale.

Il sistema pubblico, secondo l’Istat, opera una redistribuzione di entità simile, o anche superiore rispetto a paesi che hanno una distribuzione più equilibrata dei redditi familiari, come: Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Islanda. Nonostante una redistribuzione di entità apprezzabile, ''l'Italia rimane uno dei paesi europei con livelli più elevati di diseguaglianza economica anche dopo l'intervento pubblico'', collocandosi al quinto posto in Europa dopo Regno Unito, Grecia, Portogallo e Spagna.

Il sistema redistributivo, osserva l'Istat, ''potrebbe essere reso più efficace correggendone gli aspetti strutturali che sono poco coerenti con gli obiettivi di equità e di contrasto alla povertà''. L'evasione e l'erosione della base imponibile, osserva l'Istituto di statistica, ''riducono per ovvie ragioni la progressività del sistema''. Un altro aspetto problematico riguarda la distribuzione delle detrazioni Irpef, che non vengono rimborsate al contribuente per la parte eccedente l'imposta lorda. In sostanza, secondo l'Istat i principali problemi da risolvere sono ''l'assetto individualistico della tassazione e l'incapienza'' che rendono ''difficile concentrare l'imposta sulle famiglie più povere''. 



Al 31 dicembre 2013 risiedono in Italia 60.782.668 persone, di cui più di 4milioni e 900mila (8,1%) di cittadinanza straniera. E' il risultato del bilancio demografico nazionale 2013 dell'Istat. L'Istituto di statistica certifica che nel corso del 2013 l'incremento reale della popolazione, dovuto alla dinamica naturale e a quella migratoria, registra una crescita molto modesta, pari ad appena 30mila unità (+0,1%) I nati stranieri, nel 2013, diminuiscono per la prima volta (-2.189) rispetto all'anno precedente, pur rappresentando il 15% del totale dei nati. Il movimento naturale della popolazione ha fatto registrare un saldo negativo di circa 86 mila unità. In particolare, sono stati registrati quasi 20 mila nati e circa 12 mila morti in meno rispetto all'anno precedente.
Per quanto riguarda il movimento migratorio con l'estero, si registra nel 2013, un saldo positivo pari a circa 182 mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Aumenta l'emigrazione italiana, diminuisce l'immigrazione straniera.